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La via Anteriore

Anca
La protesi dell’anca è una delle chirurgie ortopediche maggiori più frequenti. Si stimano oltre 70000 impianti all’anno in Italia. Le cause più comuni sono l’artrosi e le fratture del femore prossimale.
Negli ultimi decenni questo tipo di intervento ha subito diverse innovazioni sia nei materiali, sia nel design delle protesi, sia nella tecnica chirurgica con cui queste
vengono impiantate.
Un ambito di sviluppo molto importante e attuale riguarda proprio il tipo di approccio all’anca. Di fatto abbiamo cercato di minimizzare i “danni collaterali” necessari per l’inserimento di una protesi a livello di questa articolazione, per sua natura, sita in profondità e circondata da vari gruppi muscolari che, tra l’altro, ne sono il motore e ne garantiscono il corretto funzionamento. Inoltre la muscolatura di una articolazione malata è già spesso coinvolta dalla malattia sia per un processo degenerativo, talvolta irreversibile, sia per il non uso dovuto al dolore e all’impotenza funzionale. Tra i nuovi approcci chirurgici spicca senza dubbio l’approccio anteriore, chiamato così proprio perché l’accesso parte al davanti dell’articolazione.


Una immegine che mostra l'inizio della via anteriore. Viene identificato l'intervallo tra i muscoli tensore della fascia lata e sartorio per poter accedere all'articolazione senza ledere alcun muscolo od innervazione muscolare. questo è l'unico approccio che permette tutto ciò.

Si tratta in realtà di una approccio già noto alla fine del 1800. Allora veniva utilizzato per l’evacuazione degli ascessi, in maggior parte da tubercolosi. L’approccio anteriore fu scelto perché è il più diretto all’articolazione e prevede il passaggio tra, e non attraverso, i muscoli. Ha anche il grande vantaggio di provocare perdite ematiche ridottissime nella grande maggioranza dei casi. Si tratta però di una approccio più complicato e più lungo rispetto ad altri. Necessità di un training particolare e di strumentari dedicati non sempre disponibili in tutte le strutture.


La fotografia mostra il campo operatorio e i particolari strumenti lunghi e ricurvi da utilizzare in questo approccio chirurgico in cui lo spazio a dipsosizione è ridotto proprio dal voler preservare la muscolatura.

Sebbene permetta spesso anche di ridurre le dimensioni della cicatrice chirurgica, il grande vantaggio è ciò che avviene al di sotto della cute. I muscoli, spostati e non incisi, sono in grado di funzionare da subito dopo l’intervento.
Questo implica una ripresa molto rapida e un ottimo feeling del paziente che talvolta lo rende fin troppo audace già dai primi giorni post operatori. La preservazione dei muscoli riduce anche il rischio di lussazione e il tempo di utilizzo di stampelle. Nella nostra esperienza infatti la prima stampella viene abbandonata fin dai primi giorni post operatori nel 95% dei casi. Molti pazienti sono in grado di abbandonare del tutto le stampelle nelle prime settimane, qualcuno dopo pochi giorni.
Anche il dolore sembra essere molto più contenuto sebbene siano in corso studi per avvalorare del tutto questa ipotesi.


La fotografia mostra la protesi in situ attraverso la finestra anteriore e senza aver leso nessun muscolo ma solo divaricando l'intervallo naturale.

Oggi nel nostro Centro di chirurgia dell’Anca dell’IRCCS Policlinico San Donato la via anteriore è l’approccio standard ed è utilizzato dal sottoscritto in più dell’ 95% dei casi. La decisione sull’utilizzo della via anteriore viene fatta dal chirurgo in base al tipo di patologia dell’anca.


L'intervento è finito. Non avendo toccato la muscolatura si chiude solo la fascia del tensore prima di procedere con il solito sottocute e cute.
















Filippo Randelli
I.R.C.C.S. Policlinico San Donato: Tel. 02/527741 - Fax 02/52774398 - info.psd@grupposandonato.it
Centro di Chirurgia dell'anca e Traumatologia: Tel. 02-52774528 - Fax 0252774312 -sgrortopedia5.PSD@grupposandonato.it
Studio : DIAMEDICA Tel. 02809122 - Fax 0272021207 - diamedica@diamedica.it
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